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Uno
studio choc dimostra che infusi, pillole (farmaci) e
Placebo,
hanno
lo stesso effetto
terapeutico !
L’erba
di s. Giovanni (iperico) è utile contro la depressione
Lo
studio sull’iperico è stato pubblicato su “Jama”, dal quale si
evince che quel rimedio erboristico fa passare completamente il malumore
ad un quarto (25%) di coloro che l’assumono, come la sertralina
(farmaco) che è un noto antidepressivo di “ultima generazione”, molto
utilizzato con il quale è stato paragonato !
Lo
studio però comprendeva parallelamente anche il “placebo” che fornito
MIGLIORI risultati sui
depressi, addirittura il 32%, ancor più del farmaco e del rimedio erboristico !
Le cosa cambiano anche a
seconda del tipo di farmaco-rimedio, del colore della
pillola, o della grandezza della stessa.
Si e' controllato questo
effetto (positivo) persino per le operazioni chirurgiche
(finte, ma preparate con cura come scenografia esterna,
presenza di operatori, macchinari, attrezzi chirurgici
ecc. - vedi lo studio fatto ed ancora in essere a
Vancuver (Canada).
Per cui si evince e dimostra
anche la GRANDE e Preponderante azione - presenza - del
"guaritore", terapeuta, medico, nel
condizionamento =
induzione all'azione del placebo, del soggetto.
NON si vede quindi, se non
per paura di perdere "il posto" ed il controllo=potere
delle coscienze dei cittadini...da parte dei medici e
della medicina
allopatica ufficiale, l'accanimento contro coloro
che pur non essendo medici operano (senza truffare
e/o spillare molto denaro ad un soggetto, salvo chiedere
le tariffe giuste per le consulenze) con l'effetto
Placebo, se non con il voler perpetuare la
Dittatura sanitaria nel mondo...!!
Comunque questi
studi la dicono lunga su quanto sia difficile discernere la realtà
dell’efficacia dei “rimedi e farmaci” rispetto ai
poteri di auto
guarigione (consci od inconsci) del soggetto malato, cioe'
desiderio di
guarigione + auto convincimento od
induzione=condizionamento, da parte del medico, del
terapeuta, del "guaritore" = recupero della salute !
mediante meccanismi psico biologici ben precisi:
Il pensiero (Spirito)
dell'Ego/IO condiziona la
mente (esempio: cambiare
Etica
=Comportamenti) ed essa il
cervello il quale crea un'azione biochimica =
produzione di
Endorfine +
Dopamina che a caduta innesta tutti gli
altri processi chimici per arrivare fino
all'eliminazione del dolore e/o della
malattia.
Di fatto si tratta di vedere e controllare come il
malato si sente nella propria pelle, anche dopo
anni dall'effetto Placebo.
Cosa
che e' gia' stata fatta, dimostrando che l'effetto e'
duraturo e cio' anche con malattie molto gravi.
Da studi di controllo e' stato verificato che l'effetto
Placebo ha un'efficacia attorno al
30 % !!
La
convinzione o l'induzione da parte del medico e/o del terapeuta e/o del
"guaritore", che basta una pillola od un rimedio, fa scattare il
meccanismo
della guarigione in tutti i soggetti malati!
L’azione
di marketing industriale
farmaceutico, con le campagne pubblicitarie
bugiarde….che hanno per decenni reclamizzato ……che basta la pillola
per guarire….., ha prodotto la perdita dell'effetto placebo nel 68% in coloro che non
rispondono piu' a questo naturale meccanismo, il potere di
auto guarigione, con l'effetto
Placebo.
L’effetto
placebo (che genera l’auto convincimento - indotto o meno - di aver “assunto” qualche
cosa per guarire) è stato anche controllato nelle sue azioni cerebrali
con apposite apparecchiature (in genere Tac), ed ha dimostrato che esso modifica
profondamente gli stessi centri
- malati - che dovrebbero essere bersaglio dei farmaci/rimedi.
Questo
studio dimostra come è impossibile dimostrare l’efficacia dei farmaci
antidepressivi e dei rimedi contro la depressione, inficiando ovviamente
la credibilità dell’utilità dei farmaci e dei rimedi.
La
depressione ha cause fisico e psichiche (mal di vivere od ansia del
vivere) che comunque vanno
ricercate e rimosse e che in genere partono da problemi fisici legate
all’utilizzo di vaccini,
farmaci,
amalgami dentali ed alimentazione inadatta, che
alterando la flora batterica generano a loro volta gravi problemi di malNutrizione intestinale e cellulare.
Ricordiamo che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto a livello
intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte
dell'organismo.
vedi
Nutrizione cellulare - vedi anche
Conflitti
Spirituali
Sull’
effetto placebo,
che gioca un ruolo importante anche nella
medicina allopatica. "Non è,
come molti sostengono, un fenomeno psicologico"
spiega Jon Kar Zubieta, docente di psichiatria e
radiologia all’ University
of Michigan. "E’
un fenomeno fisico scientificamente dimostrato e
documentato dalle tecniche di diagnostica per
immagine, come la PET (tomografia a emissione di
positroni) e l’MRI (risonanza magnetica), che
fotografano in tempo reale l’attività cerebrale".
La ricerca ha dimostrato che
la trasmissione delle sensazioni spiacevoli. che in
medicina spesso corrispondono ai malesseri, è una
staffetta chimica che, dalle terminazioni nervose
presenti nel corpo e sugli organi, passa l’informazione
di cellula in cellula fino al cervello, dove le
sensazioni vengono etichettate come "dolore", "prurito",
"nausea", "freddo", "caldo" ecc.
Questo sistema è detto sistema nocicettivo, cioè
della percezione delle sensazioni sgradevoli.
Parallelamente, però, ne esiste un altro, detto
antinocicettivo, che contrasta le sensazioni
sgradevoli. Qui gli attori sono le endorfine, sostanze
simili all’oppio prodotte naturalmente dal cervello
nelle zone deputate alla percezione delle sensazioni
sgradevoli, che si inseriscono nella staffetta chimica
nocicettiva riducendo o addirittura bloccando la
diffusione dei messaggi negativi. In particolare alcuni
recettori sono gli stessi sui quali agiscono i farmaci
antidolorifici le droghe.
Insomma, non importa molto che cosa s’inserisce in
questi recettori, l’effetto è sempre stesso: le
sensazioni spiacevoli riducono.
Indagine Usa, 45% medici
ha curato con placebo
3 gen. 2008 (Adnkronos Salute)
Sono interventi medici da cui non ci si attende alcun
effetto, perchè non dovrebbero scatenare nessun
meccanismo fisiologico. Ma sono in grado di mettere in
moto reazioni psicologiche da parte del paziente. A
utilizzare almeno una volta i "placebo" nella pratica
clinica è stato il 45% degli internisti di Chicago
(Usa), 466 dei quali sono stati intervistati da
ricercatori dell'ateneo della Capitale del Midwest per
un'indagine pubblicata sul 'Journal of General Internal
Medicine'.
Il placebo viene impiegato in medicina fin dai tempi
antichi e oggi è impiegato per sperimentazioni sui
farmaci, ma anche nella pratica quotidiana. All'interno
del campione di "camici bianchi" americani che ha
confermato di farne uso, il 34% considera il placebo
"una sostanza che può aiutare senza nuocere al
paziente"; per il 19% si tratta comunque di "un
farmaco", mentre il 9% è convinto sia "un medicinale
senza specifici effetti".
Fra chi invece non ammette di utilizzare questa
soluzione, il 12% è convinto che bisognerebbe
addirittura vietarla categoricamente, soprattutto
perchè certo del fatto che la reazione psicologica di un
paziente possa ripercuotersi sulla sua salute. Proprio
per questi motivi, suggeriscono i fautori del no,
una valida alternativa all'uso del placebo potrebbe
venire da meditazione, yoga, tecniche di rilassamento e
preghiera.
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Effetto
PLACEBO tra scienza e mistero
Intervista a
Fabrizio Benedetti sullo strano effetto e sulle sue
implicazioni
Tredici fatti
incomprensibili che resistono alle spiegazioni degli
scienziati. Tredici strane osservazioni a cui è dedicata
la copertina del numero del 19 aprile 2005 di New
Scientist. Ad aprire l'elenco, prima dei messaggi
alieni, della fusione fredda o degli oggetti giganti ai
limiti del sistema solare, c'è l'effetto placebo:
l'acqua che cura (o lo zucchero, secondo i casi).
In primo piano nel racconto
di New Scientist, insieme al placebo, è Fabrizio
Benedetti, neurofisiologo dell'Università di Torino.
Come raccontato da Tempo Medico nel numero 736
dell'11 aprile 2002, già da molto tempo lo scienziato
italiano si dedica a capire perché in alcuni esami
clinici le sostanze farmacologicamente inattive possono
avere la stessa efficacia terapeutica dei farmaci di cui
rappresentano il controllo negativo. Tempo Medico
ha chiesto al protagonista di raccontare i misteri e le
novità sull'effetto placebo.
Tredici misteri scientifici e in prima
fila l'effetto placebo: cosa c'è di così enigmatico
nell'oggetto del suo lavoro di ricerca ?
In realtà non si tratta di
un lavoro tanto misterioso. Il mio gruppo di ricerca si
occupa da dieci anni dell'effetto placebo. Insieme ad
altri gruppi che se ne interessano nel resto del mondo
sono stati chiariti molti aspetti di questo fenomeno.
Forse quello che c'è di suggestivo nell'effetto placebo
è che si sta rivelando un modello ideale per studiare il
rapporto mente-cervello. Questa è la vera sfida dal
connotato un po' misterioso: come può accadere che
un'aspettativa mentale umana si traduca in un meccanismo
cerebrale fisiologico e misurabile?
E a che punto siete in questa "sfida" ?
La domanda è ancora senza
risposta, noi però continuiamo a occuparci dell'effetto
placebo da almeno tre punti di vista distinti: ne
studiamo i meccanismi neurofisiologici di base,
cerchiamo di mettere a punto protocolli sperimentali per
verificare l'efficacia dei farmaci che non ne contengano
il vizio di forma (e così indirettamente studiamo quello
che si potrebbe definire "effetto placebo senza
placebo") e proviamo ad applicarne i vantaggi
terapeutici nella pratica clinica. L'articolo di New
Scientist riprende il primo punto della nostra ricerca,
le cui ultime novità sono pubblicate su Nature
Neuroscience, nel numero di giugno 2004.
In particolare
gli studi riguardano la terapia del dolore e la cura del
morbo di Parkinson.
Le sue ricerche hanno mostrato l'effetto
placebo anche su alcune malattie neurodegenerative.
Quali in particolare ?
Nel caso del Parkinson
abbiamo provato a trattare alcuni pazienti per diversi
giorni con farmaci che riducono sintomi come la rigidità
e i tremori. Si tratta di sostanze (per esempio L-Dopa e
apomorfina) che imitano l'azione della dopamina, il
neurotrasmettitore dall'azione calmante carente in
questi malati. Senza avvertire i pazienti, a un certo
punto abbiamo sostituito queste sostanze con una
soluzione salina priva di farmaci e nello stesso tempo
misurato l'attività di alcuni neuroni del nucleo
subtalamico, la regione iperattiva nei pazienti affetti
da Parkinson. Con il placebo i pazienti mostravano sia
il miglioramento motorio sia la riduzione dell'attività
neuronale: la soluzione salina produce davvero qualcosa
a livello cerebrale.
E a proposito della terapia del dolore ?
Abbiamo dimostrato che nella
terapia del dolore con morfina il placebo induce la
produzione di oppioidi endogeni, le endorfine. Infatti
il trattamento con un antagonista degli oppioidi, il
naloxone, produce gli stessi effetti di annullamento
dell'efficacia della terapia indipendentemente dal fatto
che il paziente stia assumendo la morfina o il placebo.
Dunque una base biochimica del fenomeno esiste, ma come
la mente la attivi resta un mistero.
Nel frattempo però possiamo
sfruttarla per migliorare le cure. Da qui la terza linea
di ricerca che citavo prima: approfittare dell'effetto
placebo per diminuire le dosi dei farmaci e quindi
ridurne gli effetti collaterali e la probabilità di
assuefazione.
Se il placebo funziona quanto la morfina,
si può immaginare una terapia in cui a giorni alterni si
somministrano il farmaco e il placebo, riducendo del 50
per cento le dosi di morfina.
Relativamente al secondo filone di cui si
occupa il suo gruppo di ricerca: può spiegarci cosa
significa studiare l'effetto placebo senza il placebo ?
Gli ultimi dati che abbiamo
raccolto sono pubblicati sul numero di Lancet
Neurology di novembre 2004.
Abbiamo provato a trattare alcuni pazienti, affetti da
varie forme di dolore, da ansia o dal morbo di Parkinson,
con farmaci attivi in due modi: avvertendo il paziente o
somministrandogli il farmaco a sua insaputa,
automaticamente attraverso un computer. Il principale
risultato ottenuto è che il farmaco è meno efficace
quando il paziente è totalmente all'oscuro del
trattamento, mentre aumenta la sua efficacia quando è
somministrato in modo consapevole, seguendo la pratica
medica tradizionale.
Riteniamo che le differenze nei due
protocolli terapeutici siano determinate dall'effetto
placebo, un effetto che in questo caso si produce senza
che alcuna sostanza placebo sia somministrata al
paziente.
L'uso della somministrazione
nascosta dei farmaci può rappresentare la base per
mettere a punto protocolli di sperimentazione privati
della componente psicologica. Inoltre i risultati
confermano che il solo fatto di sottoporsi a una forma
qualunque di terapia giova ai pazienti. Recarsi dal
medico, essere visitati, ottenere una prescrizione,
seguire le indicazioni ricevute, ha un effetto
psicologico sul malato che ne rafforza le capacità di
guarigione.
La minore efficacia dei trattamenti nascosti indica che
la consapevolezza della cura ne influenza la possibilità
di successo e riporta in primo piano l'importanza del
rapporto medico-paziente.
By Anna Piseri
-
Tempo
Medico n. 794 - 17 maggio 2005
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La
guarigione psicologica. Il
riscontro sul reale, testimonia
la validità dell'effetto placebo
Insomma:
medicine non convenzionali, o no ? Viene tirato in ballo
il diritto del paziente a curarsi come preferisce, ma di
certo nessuna società può permettersi il lusso di
lasciar morire i suoi membri: le mode vanno e vengono,
le responsabilità civili e penali restano, oltre ai
costi sociali inaffrontabili che ciò comporta.
Le evidenze scientifiche, allo stato attuale delle
conoscenze, sono tutte contro i farmaci e le terapie non
convenzionali, anche se, valutate secondo un
doverosamente rigido metro di giudizio, anche le terapie
convenzionali abbracciano un ampio spettro che va dal
salvifico all'assolutamente letale, passando attraverso
vari gradi di inutilità. In ambo i casi ci sono da
considerare enormi interessi commerciali: chi trae
profitto da questi mercati vuole sopravvivere, e quindi
cerca di inclinare la bilancia a proprio favore. Se poi
non gioca in tutti e due i campi, per sicurezza.
Il Royal London Homoeopathic Hospital di Londra effettua
quasi 30.000 visite l'anno, in esclusivo regime
omeopatico, ed è sponsorizzato dalla Corona: non
sembrano esservi problemi, anzi, la spesa a carico del
S.S.N. britannico si è rivelata molto contenuta.
Effetto placebo ? Può essere. Intanto, però, la gente
guarisce davvero, e se un effetto placebo a conti fatti
guarisce quasi tanti pazienti quanti i farmaci, forse
sarebbe il caso di studiarne meglio i meccanismi.
E' ormai assodato, ad esempio, che non si tratta
solamente di immaginazione: il corpo del paziente, sia
esso un adulto, un bambino, un animale o addirittura una
pianta (non si sa in che modo), reagisce alle cure
quando si accorge, si convince di essere curato. E si
attiva un processo, spesso efficace, di
autoguarigione.
Commento
NdR: La Medicina Naturale insegna che i rimedi
e/o gli infusi
NON bastano da soli
per instaurare i processi di
guarigione corporea, ma occorre effettuare
varie tecniche naturali, da essa insegnata, e ciò contemporaneamente e/o
successivamente all’assunzione dei rimedi e/o infusi.
NON
è il farmaco, rimedio e/o infuso che guariscono, ma è solo l’insieme
di varie tecniche oltre all'aspetto
Psicologico=Spirituale (la
ricerca della via della guarigione) che obbligatoriamente debbono essere messe in pratica su
se stessi, ciò che serve per ottenere l’effetto sperato, e/o per
mantenere la salute !
Consiglieremmo anche di controllare e ricercare le
possibili ed eventuali Nanoparticelle esistenti che
possono influire sui processi dell'effetto placebo !
Comunque
una cosa e' assodata e DIMOSTRATA l'efficacia
dell'effetto Placebo e' una
certezza !
vedi Protocollo della Salute
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Anche i Medici
allopati utilizzano l'effetto Placebo
21 Gennaio 2007. Una giovane studentessa di
medicina dell'Universita' di Chicago, Rachel Sherman, si
e' impegnata in un'indagine per valutare la frequenza
delle prescrizioni di placebo, ossia di medicine
inattive, e i motivi che spingono i medici statunitensi
a usarle. Con l'aiuto di un suo professore, ha inviato
un questionario a 466 specialisti di medicina interna
dei tre maggiori centri ospedalieri universitari del
Michigan. I risultati sono su "Journal of General
Internal Medicine" di gennaio 2008.
La cosa sorprendente e' che il 45% dei medici
ospedalieri interpellati utilizza le virtu' del placebo.
Lo fanno quando le lamentele dei pazienti sono imprecise
o le richieste di medicine "ingiustificate", oppure per
controllare il dolore.
E' evidente la capacita' di autoguarirsi delle persone,
il che spiega tanti fenomeni di guarigione attribuiti ai
cosiddetti miracoli.
By Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
Rachel Sherman, a 4th
year medical student at the University of Chicago's
Pritzker School of Medicine, and Dr John Hickner, a
professor of family medicine, at the University of
Chicago and University of Chicago Medical Center.
http://www.medicalnewstoday.com/articles/93003.php
Commento NdR: e
perche' dovrebbero utilizzarlo solo i
medici e non i
terapeuti e/o i "guaritori"....e chi l'ha detto ?...perche'
nella realta', e cio' nel mondo soprattutto occidentale,
la medicina ufficiale PERSEGUITA i non medici, per paura
di perdere il potere (commerciale e psicologico) sulle
coscience+mente+corpi degli esseri viventi, per cui ha
generato e cerca di mantenere la sua
DITTATURA
SANITARIA con OGNI
MEZZO, come nel periodo dell'Inquisizione,
essa accende i fuochi e cerca di "bruciare" chi
non e' all'interno della "CASTA"
e quindi della forma di "monopolio" che essa
stessa ha generato e gestito fino ad oggi...ma il
tempo fara' cadere e sparire queste "caste" che
dovranno, all'evidenza dei FATTI scomparire ed
essere sostituite dall'amore
per la guarigione dei malati, fornendo loro le
indicazioni ed i fondamenti della
Medicina Naturale.
Importante:
….pur segnalando in questo portale
www.mednat.org le gravi anomalie (anche criminali)
della Sanita’ Mondiale gestita dalle
Lobbies farmaceutiche e
dei loro “agenti-rappresentanti”
inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel
Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere
per Giustizia delle parole per gratificare e
ringraziare quei centinaia di migliaia di
medici (quelli in buona
fede) che, malgrado le interferenze degli
interessi di quelle
Lobbies, incessantemente si prodigano
ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono
e che con i progressi delle apparecchiature
tecnologiche per la diagnostica e delle
tecniche interventive, stanno facendo
notevoli progressi e raggiungono per essi risultati
ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa
erano impensabili.
Vediamo
ogni giorno progressi in tal senso, ma la
terapeutica indicata dalla direzione della
Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS
(che e' legata alle linee guida di dette
Lobbies), non
segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di
benessere per i malati.
Se questi bravi medici
che operano giornalmente sul campo, conoscessero
anche la Medicina
Naturale, potrebbero migliorare e di molto le
loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per
tutti i malati.
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Se il Placebo costa di piu' e' piu' efficace.....
Ricercatori della Duke University hanno appurato che un
paziente è più propenso nel consumare un farmaco più o
meno costoso. Un atteggiamento che potrebbe influire in
maniera incisiva sul risultato finale della terapia.
La ricerca dimostra che una pastiglia da 15 centesimi
sarebbe meno apprezzata di una che costa 3 dollari,
almeno se in entrambi i casi si tratta di placebo.
Per la ricerca, condotta dal dottor Ariel e colleghi del
Massachusetts Institute of Technology, sono stati
convocati 82 volontari. Essi sono stati sottoposti ad un
protocollo standard che ha previsto l'impiego di una
scossa elettrica per constatare le variabili della
sensibilità soggettiva alla sensazione di dolore prima e
dopo l'assunzione del placebo.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: ad uno è
stata data una spiegazione scritta sui vantaggi di un
nuovo farmaco antidolorifico il cui costo si aggirava
sui 3 dollari; all'altro gruppo però la medesima
spiegazione scritta menzionava un nuovo antidolorifico
il cui prezzo per ogni dosaggio era solamente di 10
centesimi, senza ulteriori spiegazioni sul perché di un
così basso costo.
Dal risultato del test è emerso che la riduzione dei
sintomi di dolore dopo l'assunzione del placebo è
stata monitorata nell'85 per cento dei partecipanti
appartenenti al primo gruppo, e nel 61 per cento dei
partecipanti appartenenti al secondo gruppo.
Fonte: "Journal of the American
Medical Association" (JAMA) - Marzo 2008
Nota bene NdR: Tutti i "miracoli" attribuiti dai
religiosi ai santi, medonne, dio, cristo ecc, sono gli
effetti del Placebo !
vedi: chi e'
Dio dov'e' e cosa e' ?
+ Autoguarigione
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La
SOMMINISTRAZIONE di un "placebo" al posto di un
farmaco è entrata nella pratica clinica.
Lo ha accertato una ricerca, la prima di questo genere,
condotta da Rachel Sherman della Pritzker School of
Medicine dell'università di Chicago e da John Hickner,
professore di medicina della famiglia del
Chicago Medical Center della stessa università.
La ricerca è pubblicata sull'ultimo numero del
Journal of General Internal Medicine.
L'indagine si è basata su un questionario mandato a 466
medici internisti che lavorano alle università di
Chicago, dell'Illinois e alla Northwestern. Hanno
rimandato il questionario completo e valido per la
raccolta dei dati la metà dei medici.
La somministrazione di un placebo (una pillola, una
iniezione o uno sciroppo non contenenti alcun principio
farmacologico, n.d.r.) è stata giudicata una pratica
medica "da proibire assolutamente" solo dal 12 per cento
degli internisti.
Tutti gli altri invece hanno dichiarato di usarlo
nella pratica clinica. Tra questi, solo il 4 per
cento informa il paziente che gli sta precrivendo un
placebo. Nella maggior parte dei casi (34%) invece viene
presentato al paziente come "una sostanza che la
potrebbe aiutare, ma sicuramente priva di effetti
collaterali".
Il 19 per cento invece presenta il preparato come "una
medicina", il 9 per cento "una medicina senza effetti
particolari" mentre il 33 per cento dice, di fatto, la
verità presentando il placebo come "qualcosa che
sicuramente le darà dei benefici anche se non sappiamo
come e perchè funziona".
Gli autori dell'indagine ricordano che nella letteratura
bioetica la somministrazione di placebo nella pratica
clinica di tutti i giorni e non solo nella ricerca
farmacologica è molto controversa.
Alcuni esperti sottolineano il contrasto col diritto del
paziente ad esprimere il consenso informato da parte del
paziente, visto che nella maggior parte dei casi non
viene dichiarato esplicitamente che si tratta di un
placebo. D'altra parte, il placebo è in grado di mettere
in moto quei meccanismi psicologici che alla fine
determinano dei benefici concreti proprio grazie al
fatto che viene ritenuto un farmaco a tutti gli effetti
da parte di chi lo prende.
Altri bioetici invece fanno notare che l'effetto placebo
è presente in numerosi altri contesti terapeutici dove è
difficilmente distinguibile dall'effetto farmacologico.
Come il rapporto che il medico riesce a stabilire col
paziente e il modo in cui propone e descrive il farmaco
prescritto.
By Marco A.
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